La nuova statua di Banksy apparsa a Londra

Opera di Banksy, copyright free. Pinterest.

L’opera di Banksy apparsa a Londra, non a caso a Waterloo Place, luogo che racconta la gloria di una nazione che per secoli ha direzionato le sorti del mondo intero, squarcia il velo e mostra l’ipocrisia del mondo occidentale. Con una forza visiva inaudita scavalca ogni ideologismo, anzi ne mette a nudo i limiti naturali. Banksy attacca tutti: nazionalismi, credi e ogni sorta di ideologia. Quella bandiera apolide e incolore, la quale acceca l’uomo che la brandisce, è il vessillo dell’ostinato per eccellenza, di chi non si fa mai domande, di chi parteggia a spada tratta. La figura dell’uomo che sta per precipitare dal piedistallo, reso orbo dai suoi stessi ideali, dai modi di fare e di pensare con i quali è venuto a contatto e che ha deciso di assumere rigidamente, rappresenta l’estinzione di massa del senso critico. Per qualcuno è l’ambizione spregiudicata, per altri è una religione, per altri ancora una dottrina a cui si è affidata l’intera visione del mondo. Nella sua universalità Banksy colpisce allo stomaco ognuno di noi; eppure l’abbigliamento della figura rappresentata restringe il cerchio. È il solito completo elegante, giacca e cravatta, l’uniforme di chi pensa di avere il mondo nel palmo della mano, di chi avanza con la prosopopea tipica della classe dirigente. Forse un monito alla venalità del potere. Di sicuro Banksy, ancora una volta, nel crogiolo di quello che ormai è uno spettro della potenza europea e con uno stile icastico che lo contraddistingue, ci costringe a fermarci e a chiederci in che direzione stia andando la nostra civiltà.

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La Lingua delle Macchine: Il Prompt Engineering

Immagine generata con Gemini IA

Fino a pochissimo tempo fa, se un umanista voleva “parlare” ad una macchina, doveva piegarsi alle sue regole. Doveva imparare la sintassi rigida e spietata di linguaggi come Python o Java, dove non c’era alcuni spazio per la libertà di una sintassi creativa e interpretabile. Oggi il paradigma si è capovolto: oggi l’IA è in grado di “leggere” il nostro linguaggio. In questo scenario, la nostra lingua madre si trasforma potenzialmente nel nuovo codice di programmazione, e saperla usare con precisione chirurgica è una delle competenze più preziose del nostro tempo. Benvenuti nell’era del Prompt Engineering.

L’ingegneria della parola: cos’è un Prompt?

Scrivere un prompt, ovvero l’istruzione che diamo a un’Intelligenza Artificiale, non è come fare una ricerca su Google. Su un motore di ricerca stiamo navigando un oceano di informazioni esistenti; con un’IA possiamo solcare quello stesso oceano, ma possiamo decidere la rotta e navigare in altri mari se vogliamo, assumendo il comando della nave possiamo creare qualcosa di nuovo. Scegliere un sinonimo al posto di un altro non è solo una questione di stile, ma cambia matematicamente l’output che riceveremo.

Come si costruisce un prompt efficace?

  • Ruolo: Assegnare un’identità all’IA. Scrivere”agisci come un linguista esperto del Novecento” restringe immediatamente il campo probabilistico del vocabolario che la macchina andrà a pescare.
  • Contesto: Fornire uno sfondo scenico che permetta all’IA di scandagliare determinati fondali linguistici per restituirci il contenuto opportuno.
  • Task: L’azione specifica. Precisare il numero di paragrafi, la struttura e lo stile che abbiamo immaginato non è mai un errore.
  • Vincoli: Delimitare dei confini. Guidare L’IA attraverso dei “paletti” può essere utile.

Cosa c’è dietro la scelta sintattica?

Per capire davvero il mezzo, dobbiamo demistificarlo. Quando leggete un qualsiasi testo generato da un modello linguistico (LLM), la macchina non sta “pensando” come farebbe un essere umano. Non prova emozioni, non ha l’ispirazione del poeta e non comprende il significato del mondo reale. Ciò che fa, a una velocità inimmaginabile, è statistica generativa. L’IA prevede la parola (più precisamente, il token) successiva più probabile in base al contesto fornito dal prompt e ai terabyte di dati su cui è stata addestrata. È, per dirla in termini semplici, un sofisticato completamento automatico potenziato da reti neurali. Eppure, da questa matematica fredda emerge qualcosa che assomiglia incredibilmente alla creatività.

Di chi è questa storia? L’alba della Co-autorialità

Arriviamo al cuore della questione umanistica: se la macchina genera fisicamente parole, ma lo fa basandosi sulle direttive, il contesto, le correzioni e il gusto estetico dell’essere umano, di chi è la paternità dell’opera? L’Intelligenza artificiale non è un autore indipendente. É uno specchio che riflette l’intento di chi lo interroga, un amplificatore cognitivo. In questa nuova forma di letteratura, l’essere umano abbandona il ruolo di solista per assumere quello di direttore d’orchestra. La macchina è l’insieme degli strumenti musicali, potenti e intonati; ma lo spartito, il tempo, l’emozione e la direzione restano saldamente nelle mani del prompt engineer.

Messaggio dall’IA

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